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Riaprire la ruota degli innocenti?

Fonte: Comitato "Un neonato vivo al 2000"

 

Il problema dell’infanticidio viene riproposto con crudele frequenza dalle cronache cittadine, dalle notizie di neonati trovati, vivi o morti, nei contenitori di raccolta dei rifiuti, lasciando senza risposta la domanda terribile: “E gli altri ?”.

Gli altri che hanno pianto debolmente e nessuno ha sentito, e sono morti soffocati dai miasmi in pochi minuti o, ancora peggio sono finiti vivi negli ingranaggi dei mezzi di trasporto delle immondizie ?

e' di tutta evidenza come la risposta penale si riveli del tutto insufficiente, non centrata sull’obiettivo di evitare che si commettano infanticidi e di capire perche' vengono commessi. Dietro ci sono tragedie umane altrettanto toccanti, realta' di paura, di vergogna, di smarrimento, situazioni inconfessabili, inimmaginabili.

Il problema e' stato gia' all’attenzione del legislatore, che ha introdotto la possibilita' del “parto anonimo” nelle strutture ospedaliere. Solo che l’ospedale e' un luogo pubblico, e' un luogo al quale ci si presenta con la propria nudita' dichiarata, dove e' facile essere riconosciuti, specialmente nei piccoli centri. In pratica l’anonimato e' solo ufficiale: il figlio non e' legalmente riconosciuto; ma la madre e' una persona nota. Ecco perche' il cassonetto.

Il neonato puo' essere salvato assicurando un vero anonimato. Ecco allora la necessita' di una legge per la riapertura della “ruota degli innocenti”, una ruota ovviamente consona al nostro tempo, consistente nella creazione di “punti franchi” dove il neonato possa essere lasciato in piena riservatezza; di qui passera' subito dopo a un ospedale del Servizio Sanitario Nazionale, per l’assistenza necessaria e perche' sia subito avvertita l’Autorita' giudiziaria. Il servizio puo' essere potenziato con il sussidio di un numero verde, che dia le informazioni del caso, e di associazioni di volontari che si impegnino, con assoluta gratuita', al prelevamento e al trasporto del neonato. Se il neonato e' cosi' consegnato, non sussiste piu' il reato di abbandono di minore. Non occorre spendere molte parole per illustrare la necessita' dell’intervento della pubblica autorita' al fine di evitare il rischio che i neonati finiscano vittime di orribili speculazioni di ogni genere, dal commercio di minori a quello di organi, alle esposizioni a ricatti o altro.

Di qui la previsione che i privati (cliniche, comunita' associazioni, parrocchie....) che intendano assicurare un “punto franco”, vengano autorizzate dai sindaci, previo accertamento di requisiti di idoneita' e garanzie di correttezza e di riservatezza. Ai sindaci verrebbe affidata, in relazione alle situazioni locali che possono essere le piu' varie, l’organizzazione del “servizio”. Sono previsti dei requisiti minimi, quali la dotazione di un’insegna, un campanello esterno, un telefono funzionante, l’assicurazione della presenza costante di un addetto. La violazione dell’obbligo della riservatezza come di quello della gratuita' e' penalmente sanzionata. Del pari e' di tutta evidenza la necessita' di pubblicizzare adeguatamente il nuovo “servizio”, che la legge istituisce, e che una penetrante opera di conoscenza sia effettuata dai consultori familiari, l’istituto ad hoc che opera su tutto il territorio. Nessuna spesa, nessuna difficolta', nessuna complicazione burocratica.

Occorre solo la sensibilita' di porsi davanti al problema nella sua elementare concretezza, con la volonta' di trovare una soluzione, empirica finche' si vuole, ma effettiva, gettando alle ortiche ben noti pregiudizi ideologici, come quello che la “ruota” favorirebbe l’abbandono di neonati senza produrre processi di maturazione sociale o morale. Terribili sono le motivazioni che spingono all’abbandono del minore. L’alternativa in certe situazioni e' di fatto l’infanticidio o l’aborto. L’iniziativa per la “ruota” giungerebbe estremamente opportuna per la ricorrenza del Giubileo dell’anno duemila ; i promotori intendono tenerla lontana da interpretazioni e commistioni di natura politica e ravvisano in essa un fatto di sicuro arricchimento per questo grande appuntamento, che coinvolge tutto il mondo cattolico e che in un paese come l’Italia non puo' essere semplicemente considerato dalla cultura laica con atteggiamenti di sufficienza, specialmente in un tempo come l’attuale, che vede la societa' di massa alla ricerca di ancoraggi e valori, di identita' e di miti. Se quindi il Giubileo e' per la Cittą di Roma, e per l’Italia, sicuramente anche un grosso fatto di natura amministrativa, nel quale si realizza il presupposto delle piu' spericolate operazioni affaristiche, se cioe' si ripresenta ancora una volta, come nelle occasioni dei mondiali di calcio o di gravissime calamita' pubbliche, la necessita' di un massiccio intervento di spesa pubblica da effettuare sotto la fin troppo ben sperimentata insegna dell’emergenza”, e' anche vero che una risposta “laica” non puo' essere costretta all’interno di questi orizzonti, perche' si tratta di un ambito entro il quale i rischi di marginalizzazione sono fin troppo evidenti.

“Un neonato salvato alla vita per il 2000”: un messaggio cristiano che nessuno puo' essere in grado di respingere e che, nell’occasione in cui il mondo cattolico si ritrova a Roma, e' in grado di testimoniare quanto i valori cristiani abbiano conformato di se' tutta la societa' contemporanea

 


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