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Gli italiani s'accendono l'ultima sigaretta Entra in vigore la circolare del
ministro della Salute, Girolamo Sirchia, che mette al bando sigarette e sigari
in locali, luoghi di lavoro, negozi, uffici pubblici e persino discoteche. Di
questi soltanto il 2% e' attrezzato per i fumatori. Le nuove regole partono tra
proteste e polemiche. Le associazioni dei pubblici esercizi, dopo un inutile
tentativo di ottenere una proroga di sei mesi, hanno pronto un ricorso al Tar.
Al centro della mobilitazione dei gestori, l’obbligo di denuncia, che li
trasformerebbe in una sorta di "sceriffi antifumo". «In nessun altro Paese
europeo si scarica sui gestori il ruolo di delatori-denuncianti», afferma il
segretario generale della Fipe, Edi Sommariva, che annuncia: «Boicotteremo la
legge». Ma il "paladino dell’aria sana", Sirchia e' convinto che gli italiani «a
parte pochi irriducibili» siano dalla sua parte. «La popolazione -assicura- e'
stanca di essere intossicata dal fumo dove lavora e dove si diverte e quindi
abbiamo il dovere di seguire questo orientamento». L'Associazione fumatori cortesi, di
cui fanno parte anche Dario Fo e Dino Zoff, annunciano per questa sera l'ultima
grande serata "smoking". A Milano si sono dati appuntamento in un locale nei
pressi di piazza del Duomo alle A dare man forte alla crociata
antifumo del ministro della Salute, arriva anche una ricerca dell'Istituto
superiore di Sanita' che mette in guardia dai pericoli del fumo passivo
all'interno degli spazi chiusi. «Abbiamo scoperto -dichiara il presidente dell'Iss,
Enrico Garaci- che i locali dove si fuma, soprattutto pub, sale giochi e
ristoranti, sono molto piu' inquinanti delle strade. Da dieci a trenta volte di
piu'». Insomma, fa piu' danni il fumo passivo dei gas di scarico delle automobili.
Alla vigilia del divieto totale, pero', restano ancora aperte molte questioni. A cominciare da quelle economiche. I gestori dei locali pubblici stimano tra i 20 e i 30mila euro la spesa media per ristrutturare gli spazi e acquistare gli impianti per adeguarsi alle nuove regole. Tra gli associati di Confesercenti, il 6% si e' gia' attrezzato o ha intenzione di farlo con aspiratori e ambienti destinati ai fumatori. Ma sono stime ottimistiche. Si va, infatti, dall'8% della Lombardia, al 5% di Veneto, Liguria e Lazio, al 3% dell'Emilia Romagna. Piu' critica la situazione al Mezzogiorno, dove Puglia, Campania, Sicilia e Calabria non superano il 2% di ristrutturazioni, fatte o previste. Ma non sono solo i gestori a preoccupare Sirchia. Nella battaglia antifumo, infatti, si e' aperto un altro fronte. Il ministro della Salute ha, infatti, inviato una lettera alla presidenza del Consiglio e al ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, chiedendo un intervento per ritirare una circolare dei Monopoli di Stato che modifica gli orari dei distributori automatici di sigarette, che resteranno 'aperti' anche di giorno. Un'iniziativa che Sirchia definisce «deplorevole» perche' in contrasto con la tutela della salute dei minori, i maggiori fruitori delle macchinette automatiche. A favore del ministro e contro i Monopoli si sono espressi anche il Codacons (che ha presentato un esposto in 101 Procure della Repubblica) e la Lega italiana per la lotta contro i tumori. Per valutare l'effetto dell'entrata in vigore del divieto di fumo nei locali pubblici, scende in campo anche il Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza e prevenzione della salute (Cnesps) dell'Istituto superiore di Sanita', in collaborazione con l'universita' di Tor Vergata di Roma. Alcuni funzionari delle Aziende Usl sono incaricati di svolgere un'indagine a tappeto in tutto il Paese per monitorare la situazione dopo il bando alle sigarette. Il loro compito non e' quello di distribuire multe ai gestori "disobbedienti", ma intervistare in forma anonima gli esercenti di bar, ristoranti, pizzerie da Nord a Sud, per capire se e dove il provvedimento funziona e gli eventuali ostacoli alla sua applicazione. Al tempo stesso daranno un'occhiata in giro alla ricerca di posacenere pieni o altre tracce di fumatori nei locali. Si moltiplicano le iniziative antifumo in tutta Italia. Per sostenere le nuove regole, il minsistero della Salute, in collaborazione con la Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha predisposto una campagna di informazione, con spot, manifesti e annunci sui giornali, che partira' in concomitanza con il bando. E le associazioni dei consumatori avvertono i cittadini: se in locale, il fumo vi infastidisce, potete rifiutarvi di pagare il conto. Secondo l'Assoutenti, infatti, esiste un vero e proprio diritto a non essere "affumicati". «L'articolo 1460 del codice civile -si legge in una nota- consente di non pagare il conto se il gestore non fa rispettare il divieto di fumo. La norma stabilisce infatti che, nei contratti a prestazioni corrispettive, ciascuna parte puo' rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, qualora l'altra non adempia alla propria». «Tra i vari obblighi inerenti al gestore nei confronti dei clienti -ricorda Assoutenti- certamente c'e' quello di mantenere l'aria all'interno del locale salubre e priva di immissioni che possano compromettere la degustazione». Si tratta, cioe', di consentire al cliente un «consumo normale». L'inadempimento del gestore a tale obbligo comporta, secondo l'associazione dei consumatori, «conseguenze, oltre che penali, civili, tra cui appunto la facolta' del cliente di rifutarsi di adempiere alla propria prestazione, che e' appunto quella di pagare il conto». SCATTA A MEZZANOTTE DIVIETO
ANCHE AL SENATO E ALLA CAMERA Anche al Senato, seppure con qualche giorno di ritardo, e' partito il conto alla rovescia. Alla prima riunione del Consiglio di presidenza, alla riapertura dei lavori dopo le festivita', una delibera autorizzera' i commessi di Palazzo Madama a riprendere i senatori trasgressori. «C'e' un po' di recalcitranza a sottostare alla legge -ammette uno dei questori del Senato, Mauro Cutrufo- ma stiamo individuando dei luoghi separati dove poter fumare». LE PROTESTE DEI GESTORI DEI
LOCALI LA LEGGE E' STATA APPROVATA IL
22 DICEMBRE 2002 Dal 2002 ad oggi sono stati fatti tanti i passi avanti nella lotta contro il fumo in Italia. A partire dal 1 gennaio 2002 sono state notevolmente aumentate le multe per chi trasgredisce i vigenti divieti di non fumare. Il 24 luglio 2002 il Ministro Sirchia in una lettera ai vertici delle televisioni nazionali chiede la non trasmissione della pubblicita' occulta di sigarette in tv. Il 6 agosto 2002 parte la campagna di tutela del fumo passivo. Il 29 novembre 2002 il Consiglio dei Ministri approva il recipimento della Direttiva 2001/37/CE del 5 giugno 2001, concernente il «Riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco». In particolare, la direttiva stabilisce i tenori massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio ammesse per le sigarette commercializzate in Italia. Inoltre, per una migliore e piu' corretta informazione dei consumatori viene vietato l'uso sulle confezioni di prodotti del tabacco di tutte le diciture, come light e mild, le immagini o gli elementi figurativi suscettibili di trarre in inganno, dando la falsa impressione che alcuni prodotti siano meno nocivi di altri. Infine, dal 1 gennaio 2004, su richiesta del ministro Sirchia, le macchine automatiche per il commercio dei tabacchi restano chiuse chiuse dalle 7 alle 23. Da un convegno che si e' tenuto a Milano il primo dicembre scorso, per presentare le linee guida dell'Aimar (Associazione scientifica interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie), e' emerso che in Italia 5 mila infarti sono provocati dalle sigarette ogni anno. Inoltre, quasi 3 italiani su 10 (27,6%) sono esposti ai veleni prodotti dalle sigarette. Pericoli ci sono, soprattutto, per i bambini per il fumo dei loro genitori. I bambini rischiano la morte in culla e una maggior frequenza di infrazioni respiratorie acute, asma bronchiale, sintomi respiratori cronici e otiti. FUMA IL 12% DEI RAGAZZINI
ITALIANI Dall'analisi dei dati demografici mondiali e' emerso che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte dipendente da fumo con oltre 1 milione di morti nei paesi occidentali e 670 mila in quelli in via di sviluppo. Seguono la broncopneumapatia cronica ostruttiva (Bpco), che ha ucciso circa 960 mila persone e il cancro ai polmoni, che ha provocato la morte prematura di oltre 850 mila persone. Inoltre, causa della morte del 25% dei decessi nelle persone tra i 30 e i 69 anni nell'Europa orientale e nell'America settentrionale. POLITICA ANTI-FUMO ANCHE
ALL'ESTERO La Commissione Europea ha iniziato una «campagna antifumo shock» con 42 «immagini di morte» da affiancare alle scritte sui danni del fumo, per tenere lontani, in maniera piu' efficace, i cittadini comunitari dalle sigarette. Un approccio d'urto ideato a fronte dei bollettini di guerra diffusi dalle autorita' sanitarie: 650 mila persone morte ogni anno nella Ue e 100 miliardi di euro spesi per curare malattie collegate al fumo. La scelta di stampare le immagini shock e' stata lasciata ai singoli Stati. Nei pub e in tutti i locali pubblici dell'Irlanda, le sigarette sono proibite dal 29 marzo di quest'anno. I sondaggi d'opinione sono tutti tendenzialmente favorevoli a questo tipo di misura, che in Irlanda ha significato un mutamento davvero epocale. La nebbia di fumo era considerata parte integrante dell'atmosfera del pub almeno quanto le pinte di birra servite al bancone e ai tavoli. Eppure, malgrado le polemiche, a Dublino e nel resto dell'isola non si sono fatti sconti. Divieto totale. Tolleranza zero. Senza neppure, per ora, aree separate con impianti di ventilazione per i fumatori, come invece prevede la legge italiana. L'esempio irlandese e' stato seguito dalla Norvegia che ha introdotto il divieto il primo giugno. La Scozia ha manifestato l'intenzione di approvare un provvedimento analogo nella primavera 2006. In Inghilterra, il premier Tony Blair, in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo, ha prospettato la messa al bando delle sigarette in tutti i luoghi pubblici del Regno. Secondo un piano confermato dal ministro della sanita' John Reid, le sigarette saranno vietate in tutti i luoghi di lavoro, nei ristoranti e nel 90% dei pub, ovvero in tutti quelli dove si serve da mangiare. Il fumo sara' consentito solo nei locali che servono drink.In Germania e Francia vige l'obbligo di non fumare nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei musei, in teatri e cinema, nelle strutture sanitarie e sui trasporti urbani ed extraurbani. In entrambi i paesi i divieti in bar e ristoranti dipendono dalla volonta' del gestore. La Francia da dicembre di quest'anno eliminera' gli scompartimenti fumatori dai treni ad alta velocita'. Anche in Spagna sono state approvate leggi proibitive, che si sono pero' rivelate inattuabili e inefficaci, quindi sono puntuamente disattese. GLI STATES IN PRIMA FILA Nel 1997 e' iniziata l'epoca dei
grandi risarcimenti per danni provocati dal Sempre nel '97 la corte del Mississipi porto' avanti un progetto contro le industrie del tabacco che si disposero a pagare oltre tre miliardi di dollari in venticinque anni e ancora lo stesso anno c'e' un grande processo contro le bionde: 60.000 steward di una compagnia aerea chiedono ed ottengono 349 milioni di dollari per i danni del fumo passivo. Nel 1998 i vertici delle multinazionali ammettono per la prima volta davanti al Congresso che la nicotina da' assuefazione e che il fumo puo' causare il cancro. Nel 1999 a Patricia Henley viene riconosciuto un risarcimento di 51,5 milioni di dollari dalla Philip Morris, che poi ricorre in appello. Nel 1999 un tribunale del Portland , Oregon, stabilisce per la famiglia di Jesse William un risarcimento pari a 79,5 milioni di dollari, oltre 821, 485 dollari per le spese sanitarie e le sofferenze patite.Negli Stati Uniti le leggi sono rigide, ma cambiano da stato a stato. Nei ristoranti della California e' vietato fumare ormai da 10 anni e negli ultimi anni il bando e' stato esteso anche ai bar. Nello stato piu' ecologista del mondo non si puo' fumare neppure su alcune spiagge e per la strada a meno di sei metri dall'ingresso dei palazzi. A New York e' in vigore dal marzo 2003 il divieto assoluto di fumo nei locali pubblici e lo stesso provvedimento e' stato adottato nel Massachusetts lo scorso giugno. Nella Grande Mela non sono mancati i tentativi di «resistenza civile», come quelli messi in campo dagli «speakeasy», i bar e i locali di Queens, Brooklyn, Bronx e Staten Island dove a notte inoltrata, quando sono rimasti solo i clienti piu' fedeli, si accendono le sigarette fuorilegge.
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