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FAQ Medico online

DOMANDA: Egregio Dottore, sono un ragazzo di 32 anni, per la prima volta ho effettuato uno screening per le epatiti. Negativi i test ANTI - EPATITE A IgM e ANTICORPI ANTI-HCV ma con mio grande stupore e preoccupazione ho avuto questi risultati per quanto riguarda l'epatite B:HBsAg POSITIVOAnti-HBs 0.0 mUI/mlAnti-CORE IgG POSITIVOAnti-CORE IgM NEGATIVOHBeAg NEGATIVOAnti-HBe POSITIVOLe transaminasi sono: AST 31 e ALT 63 Sembra essere un'epatite cronica, esiste un trattamento atto ad eradicare questa patologia? Ho letto che c'è un 15% di sieroconversione dell'HBsAg con la cura a base di interferone,ma la stessa è indicata solo in caso di transaminasi elevate. Devo attendere che si alzino le transaminasi o posso fare comunque una cura? Grazie per la cortese attenzione. Cordiali saluti

RISPOSTA: Ritengo che il quesito posto, che rivela una buona comprensione della malattia da parte del paziente, il quale giunge a porsi interrogativi di difficoltà "medica" non semplici e non immediati nella loro risoluzione, sia da sottoporre a collega epatologo che potrà fornire adeguata valutazione del caso. Cordiali saluti


DOMANDA: Gentile Dottore, mio nonno mangia molto velocemente, aspira i bocconi e fa proprio un boccone dietro l'altro, come una macchinetta, che non so neanche come fa. La prego dottore, mi dica se, a lungo andare e non, il suo comportamento a tavola può provocargli danni? e se si, quali? grazie mille!

RISPOSTA: Sui danni di mangiare in fretta è già stato detto tutto, credo, dalle maggiori difficoltà di digestione di un bolo che ha subito solo approssimative modificazioni passando dalla bocca (e si ricordi che "prima digestio fit in ore"), al rischio di introdurre cibi lesivi (lische, frammenti ossei, etc), al rischio di ingrassare, di deglutire malamente, di assumere cibi a temperatura eccessiva. Se però a compiere questo errore è un .... nonno, si deve ammettere che per qualche motivo genetico o legato a particolari accortezze con cui adotta questo suo stile di alimentazione, anche se fosse un ragazzo-nonno ossia un nonno giovanissimo, comunque in qualche modo riesce a limitarne i danni.


DOMANDA: Spett.le dott., provo a porle il mio quesito: attualmente sto seguendo un programma di riabilitazione nutrizionale dopo un grave sottopeso. Il mio corpo sta nuovamente recuperando i kg persi. Il sottopeso è stato causato dal disturbo alimentare dal quale sto uscendo e da un forte virus intestinale unito ad una altrettanta forte influenza contratta lo scorso gennaio. il peso è calato a 43 kg e l'obbiettivo da raggiungere (come minimo)e' 60-61 kg (sono alto 170cm). Ora sto seguendo un programma presso una struttura specializzata. Vorrei sapere se il grasso che si accumula (causa recupero molto intenso di 500g/1kg a settimana+-), una volta raggiunto l'obbiettivo peso (61kg, peso comunque magro : 20/21 di bmi), si distribuirà col tempo e una buona e con una salutare attività fisica? Dimenticavo, ho sempre praticato sport molti sport compreso il triathlon agonistico e ultimamente corsa e palestra palestra. ora sto eseguendo 2 sedute di 30' con esercizi tipo addominali, flessioni, esercizi isometrici ecc... tra poco inizierò un po' di palestra sempre secondo programma.

RISPOSTA: Il peso acquisito durante i periodi di attività fisica anche non agonistica tende ad essere costituito di massa muscolo-scheletrica utile, non di tessuto adiposo in eccesso, l'unica quota del quale che può aumentare, se è andata precedentemente in parte persa, è il fisiologico pannicolo adiposo sottocutaneo, strato fasciante l'intero apparato muscolare la cui funzione risulta protettiva a tutti i livelli (meccanico, termico, ...) e nel quale si svolgono importanti scambi e funzioni regolative anche ormonali stia tranquillo.


DOMANDA: Gentile Professore. Sono a scriverLe perché sofferente di 2 ernie del disco nella zona lombare da ormai oltre 4 anni. Mi è stata prescritta la terapia intradiscale di ossigeno-ozono. Il mio dubbio per cui chiedo un Suo chiarimento consiste nel fatto che nell'ospedale convenzionato in cui dovrei sottopormi alla suddetta terapia il corretto posizionamento dell'ago è eseguito con l'ausilio dell'apparecchio per le radiografie mentre in una struttura non convenzionata della mia zona utilizzano l'apparecchio per la TAC. Mi chiedo se non sia meglio rivolgermi a questa seconda struttura. Ci sono maggiori garanzie di successo ed è più sicura la terapia eseguita con l'ausilio della TAC? Vi prego di rispondermi prima possibile e colgo l'occasione per ringraziare sentitamente e salutare.

RISPOSTA: Non saprei dire se la sicurezza del posizionamento sarà maggiore con un metodo o con l'altro, dato che la sicurezza dipende essenzialmente dalla manualità, come si suol dire, dell'operatore che lo effettuerà. In realtà dipende dalla sua manualità ma molto anche dalla conoscenza anatomica, e - non poco - dalle sue capacità di ragionamento e di visualizzazione mentale nelle tre dimensioni. Nell'appiattimento di valori e uomini come quelli che stiamo vivendo si dimentica quotidianamente che a volte non sono i mezzi ma la persona a fare la differenza, specialmente nei casi in cui i mezzi non sono diversissimi in quanto a potenzialità. Per assurdo due scansioni ortogonali consentono di ottenere conoscenze tridimensionali utili tanto quanto i dati di una TAC... Se in definitiva dei milioni di dati grafici descrittivi di una regione anatomica forniti da una TAC con estrema precisione e documentatività a noi servono solo i pochi dati necessari a determinare le coordinate spaziali di una sonda. La differenza tra i due esami, a parità di definizione dell'immagine fornita (qualità a volte notevolmente diversa a seconda della generazione cui appartengono gli apparecchi per radiodiagnostica) sta piuttosto nella quantità di radiazioni assorbite dal paziente. Premesso quindi che mi preoccuperei di più di conoscere qualità della struttura e dell'operatore che non i mezzi diagostici usati, dal punto di vista delle apparecchiature esprimo una considerazione sulla quota di radiazioni ionizzanti che si ricevono a seconda della procedura di radiodiagnostica utilizzata: nella struttura dotata di normale apparecchio roentgen verrà probabilmente sottoposto a esame con tecnica radioscopica (ossia con apparecchio che emette raggi non per la durata di un normale scatto, contenuta in decimi o centesimi di secondo, ma in continuo per una durata minima ma pur sempre molto maggiore di quella di una radiografia singola). Anche la TAC espone il paziente a una dose non irrilevante di radiazioni, ma ritengo che rispetto alle tecniche radioscopiche sussista un risparmio in termini di esposizione per il paziente.


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